Secondo il World Economic Forum, l’intelligenza artificiale genererà entro il 2030 circa 170 milioni di nuovi posti di lavoro, a fronte della perdita di 92 milioni, con un saldo positivo di 78 milioni di occupati.
Tuttavia, dietro questo dato apparentemente incoraggiante si nasconde una criticità strutturale: il disallineamento temporale tra distruzione e creazione dei lavori, aggravato dalla rapidità senza precedenti della trasformazione tecnologica.
Goldman Sachs stima che l’automazione AI potrà sostituire l’uomo fino al 25% delle attività lavorative svolte. Il vero nodo, quindi, non è la quantità di lavoro disponibile, ma la capacità delle organizzazioni e delle persone di evolvere con la stessa velocità del cambiamento.
Automatizzare senza ridisegnare
Uno degli elementi più rilevanti evidenziati dalle analisi è che molte imprese stanno introducendo tecnologie di AI senza ripensare il proprio modello organizzativo che viene vissuto come statico. In pratica, si automatizzano attività ma si mantengono strutture, ruoli e processi progettati per un contesto ormai superato.
Questo genera tre criticità principali:
- inefficienza nell’utilizzo delle tecnologie
- sovrapposizione o obsolescenza di ruoli
- ritardo nella creazione di nuove professionalità
Il valore strategico del rightsizing organizzativo
È proprio in questo spazio che emerge il valore strategico di interventi di Audit Organizzativi, di Agentic Business Process Rengineering e di Rightsizing Organizzativo: l’audit fotografa lo stato dell’organizzazione, il reengineering ridisegna i processi alla luce del nuovo perimetro di ciò che l’AI può fare in autonomia, il rightsizing riallinea persone e ruoli al modello che ne risulta.
In particolare, quest’ultimo deve essere interpretato come un processo strutturato di riallineamento tra:
- strategia aziendale
- modello operativo
- competenze disponibili
- evoluzione tecnologica
Un processo strutturato in cui il focus non è la riduzione degli organici – lettura tanto immediata quanto riduttiva del termine – ma il riposizionamento delle persone verso attività a maggior valore: quelle in cui l’apporto umano resta decisivo, fatte di giudizio, relazione e sintesi, dove la tecnologia funziona da moltiplicatore e non da sostituto.
La formazione continua come necessità strategica
Di pari passo con il lavoro sulle organizzazioni, le aziende dovranno lavorare sullo sviluppo delle competenze.
La principale minaccia evidenziata dagli studi non è la tecnologia in sé, ma il rischio che i lavoratori non riescano ad aggiornare le proprie competenze in tempo utile. La “vita utile” delle competenze tecniche è sempre più breve e la formazione iniziale non è più sufficiente. Secondo una ricerca IBM pubblicata su Forbes, il 40% della forza lavoro dovrà essere riqualificato nei prossimi 3 anni a causa dell’AI.
Aggiornare le competenze non è più una scelta, ma una condizione di permanenza nel mercato. Ed il modello più efficace di formazione sarà quello che riuscirà a proporre:
- una formazione legata al modello organizzativo per lo sviluppo delle competenze tecniche e comportamentali richieste dai nuovi ruoli
- un’attività di reskilling e upskilling continua, con programmi modulari e progressivi, apprendimento on-the-job e l’uso di piattaforme digitali e di learning analytics
- un approccio formativo esperienziale e applicativo, con laboratori pratici su casi reali che prevedano l’utilizzo diretto di strumenti AI e con la possibilità di utilizzare, se necessario, strumenti di operational coaching e accompagnamento alla digital adoption.
La sfida che ci aspetta
In altre parole: il lavoro sull’organizzazione aiuta a disegnare il futuro, la formazione è la leva che lo può rendere possibile. Pertanto, la vera sfida, quella che vede tutti noi coinvolti, non è difendere il lavoro esistente, ma creare le condizioni perché il lavoro di domani possa emergere, consolidarsi e svilupparsi.
È un compito che chiede alle organizzazioni una qualità che storicamente non hanno coltivato abbastanza: l’adattabilità come postura permanente, non come reazione all’emergenza. Sarà questa, più della tecnologia adottata, a fare la differenza competitiva nei prossimi anni.