PRAXI tra sessant’anni? La domanda che conta più della risposta

Elaborazione artistica del logo del 60th di PRAXI
Data di pubblicazione

28 ottobre 2026

  • News
PRAXI tra sessant’anni? La domanda che conta più della risposta

Sessant’anni si possono raccontare guardando indietro: ai traguardi raggiunti, alle persone che hanno contribuito a costruirli, alle tappe che hanno segnato il percorso. Il 17 ottobre, a Milano, con oltre 350 persone di PRAXI riunite per festeggiare, abbiamo scelto di fare il contrario: chiederci come, e dove, sarà PRAXI tra sessant’anni.

A guidarci sono stati quattro sguardi molto diversi. Sul palco di “Fast Forward: il futuro che ci attende” si sono confrontati Christian Greco, Direttore del Museo Egizio di Torino; Alberto Mattiello, business futurist ed esperto di intelligenza artificiale; Maria Vittoria Baravelli, curatrice di mostre d’arte e di fotografia; ed Emilio Cozzi, giornalista e scrittore esperto di space economy. A moderare il confronto, Marta Meli, Caporedattrice all’Ufficio Centrale di Sky TG24.

Nessuno di loro poteva consegnarci una risposta. Ed è forse proprio questo il punto: su un orizzonte così lontano, le domande contano più delle previsioni. Da esperienze e discipline diverse sono emerse alcune idee che parlano molto concretamente anche a noi.

 

Quattro sguardi sul futuro

Migliaia di anni fa, in Egitto, c’era chi faceva incidere sulla propria stele un messaggio per chi sarebbe venuto dopo: “O viventi sulla terra, persone che vivranno nei tempi futuri… ricordate il mio nome”.

Non sapevano chi l’avrebbe letto, né quando. Eppure, gli Egizi scrivevano per persone che ancora non conoscevano. Con questa immagine Christian Greco ci ha riportati all’origine della scrittura: lasciare un segno significa anche affidarlo a chi verrà dopo.

Alberto Mattiello ha portato il ragionamento sul terreno dell’intelligenza artificiale. Se già oggi la velocità dell’innovazione rende difficile anticipare ciò che accadrà nei prossimi anni, proiettarsi al 2086 diventa un esercizio quasi impossibile. Anche Emilio Cozzi, partendo dallo spazio e dalla sua esplorazione, è arrivato allo stesso limite: oltre una certa distanza, la previsione lascia necessariamente spazio all’incertezza.

Maria Vittoria Baravelli ha scelto un’altra strada. “Ricordare”, ha sottolineato, viene dal latino re-cordis: ripassare dalle parti del cuore. Alla domanda su cosa immaginasse tra sessant’anni ha risposto con una fotografia delle persone. Perché, al di là di ciò che cambierà, sono loro a dare senso a ciò che costruiamo e a ciò che lasciamo.

Quattro contributi diversi, che spostano l’attenzione dalla previsione alla responsabilità di ciò che facciamo nel presente.

Quello che costruiamo oggi

Chi scriverà i prossimi capitoli della storia di PRAXI, in buona parte, non è ancora arrivato. Eppure, le scelte che facciamo oggi contribuiranno a definire ciò che troverà.

Mara Crosetto, Vicepresidente di PRAXI, ha richiamato un principio che sintetizza bene questo approccio: . Le soluzioni invecchiano insieme al contesto che le ha generate; ciò che resta è la capacità di riconoscere i problemi rilevanti, comprenderli e trovare ogni volta nuovi modi per affrontarli.

Non sappiamo quali tecnologie utilizzeremo o quali competenze saranno necessarie tra sessant’anni. Possiamo però continuare a scegliere quali problemi vale la pena affrontare e quale valore vogliamo contribuire a creare.

Una storia che supera i confini

La stessa apertura ha attraversato “A World of Connections”, il secondo momento di confronto della Convention, che ha riunito sul palco esperienze provenienti da Paesi Bassi, Austria, Belgio, India e Cina.

La dimensione internazionale di PRAXI non è soltanto una questione geografica. , significa mettere in relazione mercati, culture ed esperienze diverse, facendo circolare competenze e modi differenti di interpretare le trasformazioni in corso.

È anche così che una storia nata sessant’anni fa in Italia continua ad evolvere.

E da qui?

Forse il valore di una domanda così grande sta proprio nel non poterla chiudere con una risposta.

Ci obbliga invece a spostare l’attenzione su ciò che dipende da noi: le scelte che facciamo oggi e ciò che decidiamo di lasciare a chi verrà dopo.

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Data di pubblicazione

28 ottobre 2026

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